Alfredino Rampi Biografia
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Alfredino Rampi

Vita privata di Alfredino Rampi

Alfredo Rampi, detto “Alfredino”, nacque a Roma l’11 aprile 1975 da una famiglia della media borghesia della capitale. Il padre Ferdinando e la moglie Francesca avevano avuto un altro bambino, Riccardo, quattro anni dopo la nascita del piccolo Alfredo.

Della sua breve vita si sa poco, doveva ancora iniziare a frequentare la prima elementare e trascorreva le vacanze estive nel paesino di Finocchio (provincia di Roma), precisamente in contrada Vermicino.

Misure di Alfredino Rampi

Come buona parte dei bambini di 6 anni, il bambino misurava circa 114 cm ma era più gracile rispetto alla media, dunque pesava poco meno dei 20 kg previsti. Anche questo ha forse favorito la caduta dentro il piccolo foro del pozzo artesiano.

Il drammatico incidente

La mattina del 10 giugno 1981 il piccolo Afredo Rampi esce col padre e con alcuni amici di famiglia a fare una passeggiata nei dintorni del paese di Vermicino. Ad un certo punto il bimbo chiede e ottiene il permesso di tornare a casa a piedi, correndo per i campi, come era solito fare senza alcun pericolo. Tuttavia quel giorno, forse incuriosito da qualcosa che aveva visto o inseguito, si approssima a una apertura nel terreno, malamente coperta e cade in un pozzo artesiano.

I genitori sia accorgono della scomparsa la sera stessa e in pochi minuti arrivano le forze dell’ordine per iniziare le ricerche. La zona è conosciuta per la presenza di pozzi, artesiani e non, e ci si orienta subito nella direzione giusta. Fu la determinazione di un carabiniere originario del posto a insistere sul pozzo della contrada Sant’Ireneo che, sebbene coperto da una lamiera, era proprio quello giusto.

Come avesse fatto il bambino a sollevare la copertura non fu mai chiaro. Certamente però i primi giorni si sentivano chiaramente le sue richieste di aiuto. Purtroppo a causa della irregolarità del pozzo e dello stretto cunicolo, era impossibile per un adulto calarsi in aiuto. Si iniziò così  scavare pozzi di collegamento per recuperare il bambino lateralmente e nel frattempo alcuni volontari di costituzione esile cercarono ugualmente di calarsi a testa in giù nel buco. Ogni tentativo però fallì, e nel frattempo le vibrazioni degli scavi paralleli fecero scivolare ancora di più Alfredino.

Il bambino morì a una profondità di 60 metri appena tre giorni dopo la caduta. Il piccolo corpo fu recuperato tra enormi difficoltà solo due giorni dopo e i funerali si tennero il 17 giugno 1981. Alcuni anni dopo i genitori di Alfredino fondarono la ONLUS “Centro Alfredo Rampi” per promuovere la sicurezza territoriale.

L’eco mediatica

La vicenda di Alfredino Rampi fu il primo vero “fatto di cronaca mediatico” dell’era moderna in Italia. La Rai, che allora non disponeva di mezzi tecnici adatti, riuscì a tenere una diretta quasi costante per tutti i tre giorni di tentativi di recupero del bambino.

L’audience di oltre 21 milioni di spettatori pare spinse il direttore del TG1 di allora a insistere, nonostante fosse stato richiesto un po’ di discrezione con le dirette. Il tragico finale commosse una intera nazione ma scatenò anche le prime inevitabili polemiche.

Il Tribunale di Roma vietò con sentenza immediata la divulgazione del sonoro in cui si sente il pianto e la richiesta di aiuto del bambino.

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