Paolo Conte biografia
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Paolo Conte

La vita privata di Paolo Conte

Ad Asti, “un posto lontano dal mare e dai viaggi”, nel cuore del Piemonte, in mezzo alle colline tra le Langhe e il Monferrato, il 6 Gennaio 1937 è nato Paolo Conte, uno dei decani tra i cantautori italiani.

Quasi coetaneo di Gino Paoli, classe 1934, e di Francesco Guccini, classe 1940, Paolo Conte è uno dei creatori più illustri della canzone d’autore italiana, divenuto famoso nel nostro paese e all’estero.

Paolo Conte: Cavalire dell’Ordine dell’Arte e della Letteratura

Grande la sua fama soprattutto in Francia, tra i parigini, che si riconoscono nella poetica di questo chansonnier sui generis, tanto da averlo onorato con l’attribuzione del titolo di Chevalier dans l’Ordre des Arts et Lettres e con la Grande médaille de Vermeil, massima onorificenza della città di Parigi.

Parigi per me è stata molto importante, il primo rapporto con il pubblico straniero l’ho avuto lì. Il privilegio è quello di essere chiamato dai francesi, e non di cercare di forzare la loro sensibilità per esibirsi nei teatri. I francesi sono venuti a cercarmi, mi hanno offerto i primi tre spettacoli al teatro de la Ville, spettacoli che non dimenticherò mai, perché quando sono entrato in scena pensavo che non ci sarebbero state più di cinquanta persone. Invece per tre giorni ci fu il tutto esaurito. Il successo parigino e francese in generale mi ha aperto improvvisamente le porte di tutta Europa.

ll successo in italia

In Italia Paolo Conte si è aggiudicato innumerevoli riconoscimenti e onorificenze dal mondo accademico e istituzionale, tra cui nel 2017, il titolo di Professore ad honorem in Linguaggi musicali della contemporaneità dell’Università degli Studi di Parma.

A pari merito con Fabrizio De André ha ricevuto sei Targhe e un Premio Tenco, un Premio Chiara nel 2011, nella sezione Le Parole della Musica.

La Targa Tenco nel 2004 è andata al brano Elegia, contenuta nell’omonimo album, quale miglior canzone italiana.

Un gelato al limon (1979), title track dell’album omonimo è considerato il maggior successo dell’artista.

Il maestro che, non ama il clamore e il rumore della società contemporanea perché gli rendono difficoltosa la scrittura e la concentrazione, vive continuando a fare musica, nella campagna astigiana, con la moglie Egle, conosciuta nel 1975.

Asti non l’ho lasciata, è sempre nel perimetro della mia mente e degli affetti. Ma non amo la vita sociale. Vivo da solitario. Una moglie, le passeggiate con i cani e il ricordo dei vecchi amici che non ci sono più. Che ho perso per strada. Se devo fare l’orso mi viene bene farlo in campagna.

Le origini astigiane

Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia astigiana, notai sia il nonno che il padre Luigi, la madre Carlotta figlia di proprietari terrieri, Paolo Conte, conseguita la licenza liceale, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma e inizia la carriera di avvocato presso lo studio di famiglia, nella città natale.

Cresce ascoltando jazz con i giovani genitori appassionati di musica colta e popolare.

Grazie a loro che, in epoca fascista, quando era proibita la diffusione della musica inglese e statunitense, se non tradotta e eseguita da orchestre italiane, “riuscivano a procurarsi dischi o spartiti di musica americana, la decifravano e poi la suonavano in salotto”, Paolo ha la possibilità di formarsi sui grandi classici del genere.

Divulgherà le sue conoscenze musicali con il Paul Conte Quartet, band fondata negli anni Sessanta insieme al fratello Giorgio Conte, batterista, anch’egli noto cantautore e compositore, facendo conoscere le opere di campioni del Novecento come Jerome Kern, George GershwinCole Porter.

Le misure di Paolo Conte

Elegante, mai Snob (2014), come il titolo del suo album, un look quasi esclusivamente total black, Paolo Conte riesce a far si che ogni sua canzone rappresenti un momento di relax, leggerezza e allo stesso tempo di riflessione. É alto circa 185 cm.

Come nasce una canzone di Paolo Conte

L’autore-cantante Paolo Conte non ama definizioni e appellativi, tanto meno essere chiamato cantautore.

Personaggio decisamente controcorrente e bizzarro è uomo dotato di cultura variegata e profonda. Voce roca e cavernosa, avvolta e quasi ovattata dalla cortina fumogena delle sigarette, Conte ha raccontato in un’ intervista quale processo creativo sia all’origine di ogni sua canzone.

Il primo atto per me è la musica. All’inizio c’è una sorta di ispirazione astratta. Un motivo che è lontano. Tutto il processo consiste nell’avvicinare questa entità ancora indefinita alle sensazioni che uno in quel momento prova. Poi c’è il testo che deve raccontare una storia, non importa quanto piccola, ma al tempo stesso compiuta e misteriosa.

Parola e musica si legano in modo diverso, seguendo prerogative personali legate alle caratteristiche di ciascun autore di testi. E Paolo Conte è nato jazzista. Perché mai per un jazzista le parole vengono dopo la musica?

Non lo so, sinceramente. Ho sempre fatto molta fatica a scrivere. A volte le parole possono sembrare meno fluttuanti rispetto al testo musicale. Sento come un abbassamento della tensione acustica. Allora mi fermo e poi ricomincio. Le parole devono avere il giusto ritmo e la giusta sequenza e purtroppo la lingua italiana non aiuta. È poco ritmica. Non è casuale che a volte mi venga la tentazione di canticchiare con un finto inglese. Di prendermi qualche libertà. Magari facendo enigmistica. Usando espressioni o parole a doppio senso capaci di restituire sensazioni antiche, come rebus da risolvere.

In questo modo sono nati i capolavori prima messi a segno per i colleghi poi, a decorrere dal 1974, cantati da solista, al pianoforte e con l’ausilio di ottime band di supporto. Il musicista suona anche il trombone e il vibrafono.

Esemplari per capire l’artista sono gli album legati alla saga del bar immaginario Mocambo nella trilogia omonima, autobiografica.

È lui, Paolo Conte, l’Uomo del Mocambo (1974), suo il sogno, suoi le atmosfere, le vicissitudini, i personaggi ne La ricostruzione del Mocambo (1975), suoi “spleen” e “ideale” ne La nostaligia del Mocambo (2004).

Le tipicità della musica di Paolo Conte

A rendere inconfondibili le performance di Paolo Conte sono lo stile critico e riflessivo, un’ironia tagliente e lucida dei testi.

L’uso dello scat, il marchio del suo brand. Lo scat consiste nell’imitare il suono degli strumenti musicali con la voce, riproducendo fraseggi simili, ad esempio za-za-ra-zzaz o ta ra ta ta-ra ta ta nella canzone intitolata  Bartali, du-du-du nel brano Via con me, due pezzi straordinari spesso utilizzati come colonne sonore di film.

Altra tipicità della musica di Conte è costituita dall’uso frequente del kazoo uno strumento musicale di origine africana.

Tatuaggi e significati

Paolo Conte non ha tatuaggi.

Gli amori di Paolo Conte

Gli interessi di Paolo Conte si estendono ben oltre quello musicale. Confessa di “leggiucchiare”. In realtà sa di letteratura, di cinema e di pittura alla pari di un critico professionista.

Pittore egli stesso, espone spesso i suoi quadri. Nell’album multimediale Razmataz, pubblicato nel 2000, ha messo in mostra i suoi disegni. Il DVD è tratto dalla colonna sonora del musical-vaudeville RazMaTaz dello stesso cantautore.

L’opera si presenta come uno sceneggiato televisivo in cui oltre 1.800 schizzi a carboncino, tempere e disegni raccontano, come a comporre uno storyboard, la vita di RazMaTaz. RazMaTaz è una ballerina africana che, raggiunto il successo lo perde poi misteriosamente, creando un fracasso indiavolato e pittoresco, come quando la giovane musica africana incontra la vecchia musica europea.

La carriera di Paolo Conte

Se non ci fosse stato Paolo Conte a scrivere Azzurro con quel suo stile “un po’ così” e Adriano Celentano a interpretarla con quella sua voce “un po’ così”, probabilmente la musica leggera italiana avrebbe preso una piega diversa.

Il brano ha surclassato in fama lo stesso Nel blu dipinto di blu portata nel mondo da Domenico Modugno.

Gli “amati clienti” di Paolo Conte

Gli esecutori delle sue canzoni li chiama “amati clienti”, memore del suo passato da avvocato. Sono tanti e a loro va la gratitudine di Paolo Conte il quale ritiene che molti suoi brani difficilmente avrebbero riscosso tanto successo se non fossero prima stati diffusi in etere dai colleghi.

La sua è infatti una interpretazione dal taglio elitario che l’ha condotto al successo tardi.

Tra gli amati clienti troviamo Caterina Caselli che canta Insieme a te non ci sto più, Patty Pravo con Tripoli 1969, Nada che incide: Avanti biondaArte e La fisarmonica di Stradella, Bruno Lauzi con Onda su onda e Genova per noi, Enzo Jannacci che porta in vetta Messico e nuvole.

Inoltre, Un gelato al limon è piaciuta moltissimo anche a Lucio Dalla e Francesco De Gregori che l’hanno interpretata nel loro tour Banana Republic.

1997: Paolo Conte riceve il David di Donatello come miglior musicista dell’anno per le musiche del film d’animazione La freccia azzurra.

L’autore pubblica in seguito altri numerosi album: Paris milonga (1981), Appunti di viaggio (1982), Paolo Conte (1984), Aguaplano (1987), Parole d’amore scritte a macchina (1990), 900 (1992), Una faccia in prestito (1995), Psiche (2008), a cui seguono due Platinum: Nelson (2010) e Snob (2014).

Nel 2016 esce Amazing game, album interamente strumentale

 Ventitré brani scritti e registrati in epoche diverse e per motivi differenti, dagli anni Novanta in poi, usciti da un cassetto come dei bei ricordi.

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