Roberto Vecchioni biografia
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Roberto Vecchioni

La vita privata di Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni, all’anagrafe Roberto Michele Massimo Vecchioni, è un famoso cantautore e scrittore italiano. Nato a Carate Brianza, provincia di Monza il 25 Giugno del 1943, risiede con la famiglia a Milano, nel centro storico e della moda, vicino a Corso Garibaldi e a Brera.

Napoletani i genitori, il padre Aldo, commerciante, di San Giorgio a Cremano, la madre Eva Picardi, casalinga, del Vomero. Ha un fratello minore, Sergio, notaio.

Il professore

Laureatosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Lettere Classiche nel 1968, Roberto Vecchioni è stato insegnante presso vari Licei classici sino alla pensione. Lo ricordano ancora gli studenti e i colleghi, docente severo di italiano, greco e latino al Cesare Beccaria di Milano.

Deve alla padronanza della lingua italiana e di quelle classiche l’esordio nel mondo musicale. Inizia infatti a lavorare come autore di testi di canzoni per le maggiori case discografiche di Milano. I suoi brani saranno cantati da: Adamo, Gigliola Cinquetti, Homo Sapiens, I Nuovi Angeli, Michele, Gianna Nannini, Anna Oxa, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi.

Dai Licei all’Università il passaggio è avvenuto naturalmente. Dal 2006 Vecchioni insegna Forme di Poesia in musica presso l’Università di Pavia.

L’inizio

Antonio Gramsci diceva: non apprendiamo il greco per parlarlo bene, bensì per imparare a studiare”.

A dieci anni con un libro di poesia greca del padre comincia la vicenda artistica di Roberto Vecchioni. Il bambino voleva capire cosa ci fosse scritto in quel testo oscuro e misterioso, e cominciò a studiarlo da solo. Scopri in questo modo “i ritmi” greci, poi vennero la tragedia greca e tutto il resto.

La fiducia nei giovani

Il professore nutre grande fiducia nei giovani. A loro è rivolta la sua produzione artistica, musicale e letteraria. Chiamami ancora amore, il brano con cui si è aggiudicato la vittoria al Festival di Sanremo nel 2011 è dedicato “ai ragazzi, alle loro speranze troppo spesso disilluse.”

Nei momenti bui e difficili i ragazzi cercano appigli sicuri perché la vita è un esame a cui non siamo mai preparati. Sostegni certi dovrebbero fornirli la scuola e la famiglia.

Bisognerebbe ridare credibilità, dignità e persino santità alla scuola e dovrebbe insegnare solo chi ha passione, vocazione per essere “maestro” di vita oltre che di una materia. Si torna sempre al significato della vita, del dolore, della felicità: ci vuole cultura, e i nostri figli lo sanno, dobbiamo fidarci di loro, la maggioranza ha passione e voglia di vivere.

Le misure di Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni è alto circa 170 cm. Pesa circa 60 kg.

La malattia, il destino, il dolore, la felicità

Roberto Vecchioni supera con buonumore e molto coraggio le avversità che il destino gli pone davanti. Dalla vita devi prendere tutto, sostiene, soprattutto il dolore, e devi trasformarlo. È questo il segreto della felicità: “Mi asportarono mezzo polmone, sopravvivo senza un rene e il cuore fa le bizze. Non mi lamento. E trovo sempre il modo di essere felice“.

E a ben considerare c’è sempre l’Inter, di cui Roberto e un gran tifoso, che a volte dà pure buone soddisfazioni! Per la squadra del cuore nel 1971 ha scritto l’inno, intitolandolo Inter spaziale.

Gli amori di Roberto Vecchioni

Nel 1973 Roberto Vecchioni sposa Irene Bozzi, psicoterapeuta, autrice di libri di psicologia, giornalista e conduttrice televisiva, madre di Francesca e destinataria della canzone Irene (1975).

I tempi del matrimonio Irene li ricorda così:

Roberto era molto legato a Francesco Guccini che spesso ci invitava nella sua casa di campagna nei dintorni di Bologna. Erano serate fantastiche, all’insegna della musica e della poesia. Con l’immancabile fiasco di vino rosso in mezzo al tavolo. Tra i tanti, c’era anche Renzo Arbore che proprio da Guccini, scoprì Roberto Benigni lanciandolo poi in televisione. Un mondo fatto di creatività e di sana allegria che ricordo come un paradiso perduto. Perché oggi, purtroppo, i tempi sono cambiati.

Il secondo matrimonio

Il primo matrimonio si chiude e il cantautore nel 1981 sposa la scrittrice Daria Colombo e da lei ha i figli Carolina, Arrigo, Edoardo.

Daria, autrice del romanzo familiare Meglio Dirselo, si definisce una sessantottina autoritaria. A chi gli parla di genitori amici dei figli risponde con decisione e un po’ d’ironia: “Ma nemmeno per idea. In casa sono la rompiscatole, quella che impone regole e disciplina. Vivo con due giovani maschi e un adulto adolescente, che sarebbe mio marito. Un disastro!“.

C’è un altro componente della famiglia a cui badare. Si tratta del Border Collie Tony, un socievole peloso cantante: ulula quando sente passare auto con sirena.

Roberto Vecchioni è diventato nonno nel 2012. Francesca, ha dato alla luce due gemelle, concepite con inseminazione artificiale, Nina e Cloe.

La famiglia prima di tutto – I figli vanno compresi e amati

Educatore di intere generazioni di studenti, Roberto Vecchioni desidera essere un buon insegnante anche per i propri figli, a cui dedica canzoni e libri.

Nel 2014 ha pubblicato, per le edizioni Einaudi, Il mercante di Luce. Il romanzo, settantamila copie vendute, trae il titolo dalla canzone Un Ottico di Fabrizio De André. Racconta la storia di un padre che vuole insegnare l’amore al figlio malato. Un libro per certi versi autobiografico, ispirato al figlio minore Edoardo.

Il mio ragazzo ha davvero la sclerosi multipla e con lui mi sono incamminato per dare una frustata al destino tragico. Forse voi non ci crederete, eppure lo scopo ultimo di questa fatica è la felicità, mica la tristezza. La nostra esistenza è intrisa di bellezza al di là delle piccole brutture sulle quali franiamo. A mio figlio è piaciuto, a me pure, rileggendolo.

La vita che si ama – Storie di felicità è il romanzo uscito nel 2016 sotto forma di lettera indirizzata ai quattro figli. Ad entrambi i libri hanno fatto seguito grandi tour.

La carriera di Roberto Vecchioni

Il primo brano pubblicato da Roberto Vecchioni è nato da una traduzione di “Barbara Ann” dei Beach Boys.

Vecchioni esordisce come cantautore nel 1971 con Parabola, album che contiene la famosa Luci a San Siro. Nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo con L’uomo che si gioca il cielo a dadi, dedicato al padre.

Il 1974 è l’anno degli album Ipertensione e Elisir, con i singoli Velasquez e Figlia.

Sarà Samarcanda, brano del 1977, a cui partecipa Angelo Branduardi, ad avvicinare Vecchioni alle grandi folle. L’artista avvertì allora che era giunto il momento di uscire dall’ambito elitario a cui era legato il suo genere musicale, per concedersi alla musica popolare, ed ebbe ragione.

1979: è la volta di Robinson, come salvarsi i cui brani, Lettera da Marsala e Signor giudice (un signore così cosi), sono ispirati all’incresciosa vicenda dell’arresto e del processo per spaccio di stupefacenti, accusa dalla quale Vecchioni venne prosciolto.

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Il cantautore lombardo ha vinto un PremioTenco, un Premio della critica del festival della canzone italiana “Mia Martini”, tre premi letterari, il Cesare Pavese, il Montale e l’Elsa Morante. Nel 2013 è stato candidato al Nobel per la Letteratura. A proposito dell’assegnazione del premio a Bob Dylan nel 2016, ha dichiarato:

Dylan ha vinto per tutti noi cantautori, è un esempio, un simbolo, una scelta eccezionale. Chi ha fatto polemica forse non sa che tutta la poesia greca era in musica, compresi i cori delle tragedie: una sorta di rap del mondo antico. E i trovatori medievali? Erano musicisti e fior di intellettuali. Non è la scrittura a essere letteratura, è la parola, sia scritta, che cantata, recitata o tramandata oralmente.

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