Andy Garcia biografia
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Andy Garcia

La vita privata

Andrés Arturo García Menéndez, in arte Andy Garcia, è nato a L’Avana, a Cuba, il 12 aprile 1956. E’ un attore, regista e produttore cinematografico.

Suo padre era René García Núñez, un mercante cubano, e la madre Amelie Menéndez, era un’insegnante di inglese. La famiglia emigra negli Stati Uniti e si stabilisce in Florida. Il giovane Andy Garcia era una promessa della pallacanestro, ma a seguito di un’epatite, è costretto a lasciare lo sport. Da allora si dedica allo studio della recitazione e si trasferisce a Los Angeles in cerca di un ingaggio. Esordisce nella metà degli anni ’80 nelle serie tv, ma il primo ruolo importante è il personaggio di Vincent Corleone, ne “Il padrino – Parte III“.

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Gli amori

Nel 1982, Andy Garcia sposa Maria Vittoria Lorido, anche lei di origine cubana, ed insieme hanno quattro figli: Dominik (1983), Alessandra (1988), Daniella (1991) e Andrés (2002).

Le misure

Andy Garcia è alto 178 cm.

La carriera

Nel 1981 ottiene una parte nel primo episodio della serie TV “Hill Street Blues“. Nel 1896 recita il ruolo di un trafficante di eroina nel film “8 milioni di modi per morire“, diretto da Hal Ashby. Nel 1987, Brian De Palma lo sceglie per interpretare il ruolo di George Stone, un poliziotto italo-americano, nel film “Gli intoccabili”. In seguito, recita nel film di Ridley Scott, “Black rain“, ed infine acquisisce maggiore notorietà ne “Il Padrino – Parte III”.

Dal 1990 ad oggi, Andy Garcia ha lavorato in numerosi film, spaziando vari generi, dimostrando il suo talento versatile. Tra i film commedia, ricordiamo “Eroe per caso“, al fianco di Dustin Hoffman, ed “Amarsi” con Meg Ryan. Nel genere thriller, non possiamo non citare “Ocean’s Eleven” ed i due seguiti (“Ocean’s twelve” e “Ocean’s thirteen”) con un cast d’eccezione. L’ultima sua apparizione al cinema è nel 2018 nel film “Mamma Mia! Here We Go Again“, diretto da Ol Parker.

Orgoglioso delle sue origini cubane, da regista, realizza un documentario dedicato alla sua Cuba, intitolato “The Lost City” (2005) che vince l’Imagen Foundation Awards 2006 per la miglior regia e il miglior film.

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