Enzo Tortora biografia
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Enzo Tortora

La vita privata di Enzo Tortora

Il brillante e colto giornalista Enzo Claudio Marcello Tortora nasce a Genova il 30 Novembre 1928.

I genitori, Salvatore e Silvia, sono entrambi di origini napoletane.

Ha una sorella, Anna, poi autrice televisiva.

Dopo il diploma di maturità classica gira l’Italia come percussionista dell’orchestra di Totò Ruta, si laurea all’Università di Genova e collabora ai primi spettacoli di Paolo Villaggio.

È eletto eurodeputato per il Partito Radicale (1984).

Muore nella sua casa a Milano il 18 Maggio 1988, a causa di un tumore ai polmoni. I funerali vengono celebrati in una gremita basilica di Sant’Ambrogio. I suoi spettatori sono lì per dare l’ultimo addio a quell’uomo innocente, rimasto vittima di una giustizia ingiusta.

Le ceneri di Enzo Tortora riposano al Cimitero Monumentale di Milano.

Le misure di Enzo Tortora

Bello, slanciato e dal portamento elegante, Enzo Tortora ha conquistato il pubblico televisivo grazie alla voce profonda, allo sguardo penetrante e al sorriso aperto.

Gli amori di Enzo Tortora

Enzo Tortora si è sposato due volte.

Il primo matrimonio (1953-1959), poi annullato dalla Sacra Rota, è con Pasqualina Reillo, da cui nasce la primogenita Monica.

Il secondo matrimonio (1964) è con Miranda Fantacci, un’insegnante conosciuta tre anni prima a Firenze. Da questa unione nascono Silvia (1962) e Gaia (1969).

La carriera di Enzo Tortora

Enzo Tortora entra in RAI a 23 anni e debutta in video nel 1956 come valletto di Silvana Pampanini nel programma Primo applauso.

Gli anni Cinquanta sono quelli dei primi successi come conduttore: Telematch, Campanile sera Voci e volti della fortuna

Lavora come attore nel fotoromanzo Grand Hotel e per un trienno è alla televisione svizzera.

Torna in Italia come conduttore del quiz radiofonico Il Gambero, reinventa il format de La Domenica Sportiva (1965-1969) e inaugura l’edizione italiana di Giochi senza frontiere (1965).

Compare con i colleghi Pippo Baudo, Mike Bongiorno e Corrado nel varietà Il Sabato Sera (1967) accanto a Mina ed è testimonial del detersivo Olà in Carosello.

Licenziato dalla RAI nel 1969 per aver definito l’azienda

«un jet colossale pilotato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi»

lavora per le emittenti private e collabora come giornalista con diverse testate, tra cui La Nazione e  Il Resto del Carlino, seguendo il processo a Lotta Continua e sostenendo pubblicamente il commissario Luigi Calabresi.

Il ritorno in RAI segna il suo più grande successo: Portobello (1977-1983), programma cult dell’epoca, antesignano della “tv verità” degli anni successivi. In onda su Raidue ogni venerdì sera, milioni di telespettatori restano inchiodati davanti alla televisione nell’attesa che Portobello, il pappagallo verde dal testardo mutismo, dica qualche parola. Tortora descrive la sua trasmissione così:

“Certo, abbiamo dato alla gente qualche cartolina di Natale. Ma siamo stati i primi ad affrontare, in una trasmissione di grande ascolto, il problema della droga, delle pensioni. Quando si credeva che fossero utenti del tram, ci siamo occupati dei transessuali e della loro lotta per i più elementari diritti, per la loro stessa identità. Erano e sono drammi (…) Portobello starà a orecchi e occhi aperti sulle anomalie, sulle anticaglie, sulle prevaricazioni di questa nostra società, seppur nell’ambito di un programma che deve preservare il suo obiettivo di intrattenimento”.

Il “caso Tortora”: malagiustizia e riabilitazione pubblica

Il 1983 è l’annus horribilis di Enzo Tortora.

All’apice della popolarità, mentre si trova a Roma per registrare il programma Italia Parla che conduce con Pippo Baudo, Enzo Tortora viene arrestato alle 04.00 del mattino presso il Plaza, uno dei più lussuosi alberghi romani. Viene ammanettato e trattato come un delinquente con l’accusa di reati gravissimi: associazione camorristica e traffico di droga. La maxi operazione che portò all’arresto di Enzo Tortora, vide coinvolto anche Franco Califano a cui toccò la stessa sorte infausta.

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30 anni fa moriva un signore perbene…Enzo Tortora. Subì un’infamia gravissima. Fu accusato dai super pentiti di essere un mercante di droga,spacciatore ,in affari con la criminalità organizzata. I magistrati credettero a tutto ,lo misero in galera per lunghi sette mesi. Lo assolsero ,purtroppo tardi. Tortora mori’divorato dal dolore e dall’umiliazione, prima ancora che dal tumore ai polmoni. Quei magistrati non pagarono mai, anzi fecero carriera. Fu il primo esempio di macelleria giudiziaria dirà a ragione Giorgio Bocca. Quel che fa paura è che all ‘inizio pareva tutto vero a noi fans di Enzo Tortora … Erano invece gravi e pesanti calunnie. Riflettiamo. #enzotortora #malagiustizia #

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Il primo collega ad esprimere pubblicamente solidarietà ad Enzo Tortora fu Enzo Biagi, che così scrisse a Sandro Pertini:

«Signor Presidente della Repubblica, non le sottopongo il caso di un mio collega, ma quello di un cittadino. Non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura».

Tortora fu difeso anche da Pippo Baudo, Piero Angela, Massimo Fini e, in suo sostegno, fu promossa una raccolta firme sul quotidiano La Repubblica, firmata, tra gli altri, da Eduardo De Filippo, Giorgio Bocca e Rossana Rossanda.

Professatosi da subito innocente ed estraneo ai fatti, viene processato e sconta 7 mesi di reclusione. Condannato a dieci anni, ottiene infine dalla Corte di Cassazione l’assoluzione piena (13 Giugno 1987).

Accolto con grande affetto dal pubblico, torna in tv il 20 Febbraio 1987, trattenendo a stento le lacrime ed esclamando:

Dove eravamo rimasti?… Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche (…) sono qui per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.”

Dopo una breve ripresa di Portobello, conduce il nuovo programma, Giallo (1987).

Sul “caso Tortora” sono stati scritti libri-inchiesta e realizzate fiction tra cui Un uomo perbene con Michele Placido. Una sintesi di tutta la vicenda è quella di Leonardo Sciascia, che nel 1985, scrive su Corriere della Sera:

«È facile, scampanando retorica e solleticando un mai sopito plebeismo, fare apparire una vittima come un privilegiato».

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