Massimo Troisi biografia
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Massimo Troisi

Vita privata di Massimo Troisi

Immaginate un bambino gracile e malato, destinato a morire prima della maggiore età. E immaginate che come per magia questo ragazzino si trasformi in uno dei più grandi attori d’Italia, e forse del mondo. Quel bambino era Massimo Troisi.

Nasce a San Giorgio a Cremano (Napoli) il 19 febbraio 1953, in una famiglia povera e numerosa formata dal padre ferroviere, dalla madre, da sei fratelli e sorelle e dalla famiglia dello zio, ovvero altre sette persone. Più tardi si aggiunsero anche i nonni! In questo clima movimentato Massimo cresceva timido e silenzioso, anche a causa delle malattie che non gli davano tregua.

Si appassionò al teatro mentre studiava all’istituto tecnico per geometri e iniziò a recitare sul palcoscenico dell’oratorio parrocchiale avviando così una lunga carriera. Non si sposò mai ma ebbe numerose relazioni. Morì prematuramente il 4 giugno 1994.

Misure di Massimo Troisi

Massimo Troisi era alto 1 metro e 80 centimetri, per un peso sempre molto basso: di norma pesava intorno ai 75 kg ma spesso scendeva sotto i 70.

La malattia e gli interventi al cuore

Il problema che ha sempre condizionato la vita di questo splendido artista è stata la malattia cardiaca ereditata da anni di febbri reumatiche mai curate. Cresciuto in ambienti malsani, Troisi fu da sempre affetto da questo grave problema di salute che arrivò ad attaccargli la valvola mitrale causando scompensi cardiaci importanti.

A soli 14 anni la sua vita sembrava condannata, solo un intervento costosissimo negli Stati Uniti poteva aituarlo. E grazie alla generosità dei suoi concittadini, e ad una raccolta fondi organizzata dal giornale “Il Mattino”, in due anni la famiglia ottenne i soldi necessari per viaggio e intervento. La sostituzione della valvola cardiaca con una artificale al titanio ridiede vita al ragazzo che al ritorno poté dedicarsi all’amato teatro e a diventare adulto.

Segno evidente di quella operazione era una cicatrice verticale al centro del petto, che in alcune scene di “Non ci resta che piangere” e di “Pensavo fosse amore invece era un calesse…” è molto ben visibile. Purtroppo, dopo trent’anni, la valvola artificiale si deteriorò e Troisi subì un secondo intervento, sempre negli Stati Uniti, che non risolse la situazione. Gli fu consigliato un trapianto cardiaco, che lui rifiutò per portare a termine il suo film più amato, “Il Postino”. Proprio al termine delle riprese di questo film morì serenamente nel sonno.

Gli amori di Massimo Troisi

Massimo Troisi era un bell’uomo e molte sono le storie d’amore che gli vengono attribuite, quasi una per ogni co-protagonista donna dei suoi film. Le relazioni di cui abbiamo notizia certa però sono solo tre: quella – divenuta un’amicizia per la vita – con l’attrice Anna Pavignano, quella con Clarissa Burt e infine la storia d’amore con Nathalie Caldonazzo che era sua compagna al tempo della morte. Per sua stessa ammissione, Troisi non volle mai sposarsi per evitare di legare il destino della donna che amava al suo, segnato inevitabilmente dai costanti ritorni delle febbri reumatiche e dei problemi cardiaci.

La carriera

Massimo Troisi iniziò a recitare per caso, nel 1970, sostituendo un attore in una commedia parrocchiale. La passione per il teatro lo travolse al punto da decidere di formare lui stesso una compagnia. Finito il liceo, risolta momentaneamente la situazione problematica della propria salute, si dedicò con tutto se stesso a organizzare spettacoli ed eventi con gli amici dello Rh Negativo

I successi di questa compagnia di provincia divennero sempre più numerosi e nel 1979 vennero chiamati in Rai per partecipare al programma “Non Stop”. Di tutti gli attori, soltanto in tre accettarono il trasferimento a Milano: Troisi, Lello Arena e Enzo De Caro, ovvero La Smorfia! Gli sketch televisivi portarono la notorietà a tutti e tre i giovani artisti ma ben presto Massimo decise di staccarsi per proseguire la carriera non solo come attore ma anche come regista.

Nel 1981 esce il film “Ricomincio da Tre”, diretto e interpretato da lui sempre con la preziosa collaborazione dei due amici Arena e De Caro. Da qui inizia una carriera sempre in ascesa che lo porterà a regalare al cinema italiano capolavori come “Morto Troisi, viva Troisi”, “Scusate il Ritardo”, “Le vie del Signore sono finite”, “Non ci resta che piangere” (insieme alla regia di Benigni), “Pensavo fosse amore invece era un calesse…” e infine il capolavoro de “Il Postino”.

La carriera di Troisi, fino alla morte, ha intrecciato abilmente cinema, teatro, cabaret e film per la TV. Generoso come pochi, Massimo partecipava volentieri anche a film di altri e non si tirava mai indietro davanti alle proposte televisive e alle interviste che inevitabilmente divenivano sketch spontanei. La carriera si concluse bruscamente e prematuramente all’indomani dell’ultima scena del “Postino”. Morì a casa della sorella, a Lido di Ostia.

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