Carlo Verdone biografia
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Carlo Verdone

La vita privata di Carlo Verdone

Figlio di Rossana Schiavina e del docente universitario e storico del cinema di avanguardia Mario Verdone, di origini campane ma vissuto a Siena, che fu a lungo dirigente del Centro Sperimentale di Cinematografia della capitale, l’attore e regista Carlo Verdone nasce a Roma il 17 Novembre 1950.

Era un venerdì quel 17 di Novembre e la famiglia Verdone pensò bene di aggiungere al primo nome di battesimo del bambino un secondo nome, Gregorio, in considerazione del detto che possedere un gran “gregorio”, ovvero un gran bel “deretano”, a Roma, è segno di fortuna.

Carlo Gregorio Verdone nasce così sotto i migliori auspici nella casa sopra i Portici, (autobiografia: La Casa Sopra i Portici, a cura di Fabio Maiello, Bompiani Editore, 2012), con i fratelli minori Luca Verdone, futuro regista, e Silvia Verdone, futura moglie dell’amico e collega Christian De Sica.

Cresce a contatto delle migliori e più rappresentative personalità dell’epoca. Mario Verdone coltiva infatti l’amicizia di Michelangelo Antonioni, Alessandro Blasetti, Vittorio De Sica, Federico Fellini, Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli.

I piccoli fratelli Verdone, il sabato pomeriggio, si divertono a proiettare per parenti e amici i capolavori del neorealismo e intanto apprendono i primi rudimenti della settima arte, con quei registi geniali che frequentano liberamente la loro abitazione portandovi le novità e il fermento creativo.

La formazione

Carlo Verdone si diploma al Liceo Classico Nazareno, nel 1977 si laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Discute la tesi Letteratura e cinema muto italiano e studia le pellicole di Francesca Bertini.

Si vede già docente universitario nel settore delle antiche Religioni Orientali al cui approfondimento si è appassionato. Su consiglio dei genitori che hanno visto in lui talenti artistici nascosti dalla naturale timidezza nel 1974 consegue il diploma in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, presentando Anjuta, un saggio ispirato a una novella di Anton Cechov in cui recitano per lui Lino Capolicchio, Livia Azzariti e Christian De Sica.

Carlo ha buon orecchio musicale, suona la batteria, fa imitazioni divertenti e, soprattutto, presenta un’attitudine speciale allo studio dei caratteri, cogliendo al volo vizi e virtù delle persone che incontra.

Gli inizi

Comincia la professione di attore lasciandosi guidare dal fratello Luca che dirige il Gruppo Teatro Arte e affronta i testi sacri del teatro classico. Una sera avviene che alcuni attori si ammalano mettendo a rischio la realizzazione dello spettacolo.

Esce allora l’intraprendenza di Carlo che sostituisce i colleghi assenti, sostenendo contemporaneamente un notevole numero di ruoli. Nel 1977 nello spettacolo Tali e quali, in scena al Teatro Alberichino di Roma, interpreterà ben dodici personaggi.

Un altro momento formativo particolarmente importante per il futuro Zanni della Commedia italiana è l’esperienza di animatore burattinaio presso l’Opera dei Burattini di Maria Signorelli che l’attore ricorda con grande riconoscenza.

Il giudizio di Mario Verdone su Carlo

Questo il giudizio di Mario Verdone sulla carriera del figlio:

Lo giudico un percorso serio di un ragazzo che ha cominciato a osservare la realtà che lo circondava, sottolineando “tic” e “difetti” di certa italianità. È sempre andato su “dettagli” vocali e gestuali apparentemente non comici, ma che diventavano esilaranti e sorprendenti per il suo modo di porli al pubblico. Lui è sempre partito dalla voce per risalire al “tipo”. Questo, almeno in teatro e nei primi suoi due film Un Sacco Bello e Bianco, Rosso e Verdone, è stato per lui il meccanismo nella creazione. Ma quello che apprezzo di più in lui è stato il sapersi sempre rinnovare. E infatti sono trent’anni che recita e dirige. Ha rigore e disciplina assoluti.

I primi cortometraggi e i primi film

Il giovane Carlo Verdone, appassionato di fotografia, giardinaggio, collezioni di vinili, musica, classici latini, oltre che di cinema, acquista da Isabella Rossellini la sua prima videocamera al prezzo di settantamilalire.

Dal 1971 al 1973 realizza i primi cortometraggi della sua carriera, fortemente ispirati all’underground americano e alla cultura del sessantotto, purtroppo andati smarriti: Poesia solare, Allegoria di primavera, Elegia notturna.

Abbandona il genere per dedicarsi alla commedia all’italiana dopo aver inventato una serie di personaggi comici per il programma televisivo Non Stop del 1978/1979.

Ciak, si gira

Attira l’attenzione di Sergio Leone che gli consente di esordire nella duplice veste di regista e di attore nel lungometraggio Un sacco bello (1980), vincitore di un David Speciale, poi in Bianco, rosso e Verdone (1981) per cui Carlo riceve il David di Donatello come miglior attore protagonista.

Il valore di Carlo Verdone e delle sue maschere comiche è ormai assodato.

Affiancato da caratteristi come Elena Fabrizi, l’indimenticabile Sora Lella, sorella di Aldo Fabrizi, e Eleonora Giorgi Verdone continua a dare il meglio di sè in Borotalco (1982), film che gli vale un altro David di Donatello come miglior attore protagonista.

Dirige poi Compagni di scuola (1988) e Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992) con Margherita Buy.

Le misure di Carlo Verdone

L’altezza di Carlo Verdone è di cm.174, il suo peso è di circa 76 kg. L’attore soffre di ansia, disturbo che influisce negativamente sul peso corporeo impedendo di mantenerlo costante nel tempo.

Ricordi e …

Quelli di quando ero bambino sono poetici ricordi di una Roma in bianco e nero, senza traffico, attraversata dai tram e dai filobus che non inquinavano. Della gente di Trastevere che si parlava da finestra a finestra in canottiera o in vestaglia, del “li mortacci tua!” che in quell’epoca era il massimo dell’offesa.

Il regista romano possiede la ricchezza della memoria di una vita vissuta tra la gente comune e insieme, a stretto contatto, con i grandi dello spettacolo.

Considerato l’erede di Alberto Sordi, ricorda il suo difficile rapporto infantile con il grande comico romano che abitava a poca distanza da casa sua. In seguito i due interpreti si trovarono a lavorare fianco a fianco e nacque tra loro un’ammirazione incondizionata e un vicendevole affetto. Con Carlo, Sordi diresse e interpretò il film In viaggio con papà (1982). Verdone diresse Sordi e interpretò con lui Troppo forte (1986).

Sordi non ha eredi. Solo spettatori ammirati della sua arte sublime. Io sono uno di questi.

Ricordi bellissimi Verdone li ha in tema di musica rock, legati alle cinque icone del ventunesimo secolo: The Beatles, The Who, Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Bob Dylan.

Ha raccontato in modo mirabile i primi concerti dei Beatles e degli Who a Roma, a cui ebbe la fortuna di assistere.

C’è poi il ricordo affettuoso e commovente per Massimo Troisi, conosciuto a Torino nel 1978, al Centralino, un teatro cabaret per comici esordienti.

Mai avevo visto e ammirato un attore così padrone non solo della scena, ma dei suoi “tempi” recitativi: fatti di pause, volute incertezze e geniali “chiusure di battute”. Fu lui a cercarmi per scambiare quattro chiacchiere a cena. Insomma, non faticammo molto a diventare amici.

…Nostalgia

Ai ricordi si lega la nostalgia, un sentimento che per Verdone non ha nulla di negativo:

La nostalgia non pesa affatto. La nostalgia è un abbraccio. Guai se mancasse la nostalgia. La nostalgia è memoria, rispetto, ricordo piacevole di cose passate. Non pesa. È come aver percorso un sentiero meraviglioso il cui apice è stato negli anni Sessanta, certamente i più colorati, i più creativi di tutta la nostra vita.

Gli amori di Carlo Verdone

Carlo Verdone è stato sposato con Gianna Scarpelli dal 1980 al 1996. Ha due figli, Giulia (1986) e Paolo (1988) che sono la sua gioia assoluta. Entrambi hanno fatto la loro prima apparizione pubblica in alcuni film del padre.

Giulia Verdone ha partecipato ai film Al lupo al lupo (1992) con Francesca Neri e Sergio Rubini, e a Viaggi di nozze. La pellicola, concepita in tre episodi di cui sono protagoniste tre coppie di novelli sposi, è ormai considerata un cult della cinematografia contemporanea. È risultata campione d’incassi nel 1995.

Paolo Verdone (1988), è apparso in Grande, grosso e… Verdone del 2008. Ha recitato poi in Io, loro e Lara, girato nel 2010 e dedicato al nonno Mario scomparso proprio in quel periodo. In Posti in piedi in paradiso del 2012, Paolo interpreta il figlio di uno dei protagonisti, uomini separati e soli. La pellicola, di scottante attualità, ha meritato tre candidature ai David di Donatello e un Nastro d’Argento.

La carriera di Carlo Verdone

La carriera di Carlo Verdone continua negli anni Duemila con Il mio miglior nemico (2006) in coppia con Silvio Muccino, che registra il maggiore incasso in Italia tra tutti i suoi film.

Dirige Sotto una buona stella (2014) accanto a Paola Cortellesi. Con Antonio Albanese realizza L’abbiamo fatta grossa (2016).  Dirige Benedetta follia (2018) con Ilenia Pastorelli, film premiato con il Nastro d’Argento.

Recita in Manuale d’amore (2005) diretto da Giovanni Veronesi e riceve il David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Nel 2008 Verdone festeggia i trent’anni di carriera ricevendo il David di Donatello speciale dalla figlia Giulia.

Sempre diretto da Veronesi interpreta Italians (2009) con Sergio Castellitto e Riccardo Scamarcio.

Partecipa al film di Franco Sorrentino La grande bellezza (2013) ricevendo il Nastro d’Argento.

La malincomicità di Carlo Verdone

Di sicuro alcuni documenti incisivi su più di trent’anni di storie e personaggi dell’Italia di oggi dovrei averli consegnati. Mi sono sempre sforzato di non dare mai lo stesso film al pubblico: racconto storie che suscitano la risata pesante e altre più intime velate di malinconia.

Per definire la propria produzione artistica, con film dalle impronte molto diverse tra loro, come, ad esempio, Compagni di Scuola e Viaggi di Nozze, Carlo Verdone ha coniato il termine malincomicità. Tale è il sentimento che accomuna tutte le sue opere, un litmotif che pervade ciascuna.

C’è una chiave compassionevole in ogni mio film. Compassionevole verso i miei personaggi. Nelle migliori commedie che ho realizzato c’è questo comune denominatore: voler bene ai personaggi, anche ai peggiori, avere compassione delle loro mancanze e perdonarli perché sono deboli.

Ho sempre trattato l’essere umano come una persona da accarezzare, qualche volta da compatire o da aiutare e qualche altra da riderci sopra, ma facendo sempre critica di costume. Non sono mai stato un cinico. Sono sempre stato un passionale e per questo mi preoccupo di trovare qualche elemento positivo anche in un personaggio sbagliato.

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